Pemio Nazionale di Poesia e Narrativa dedicato alla Bicicletta e al suo mondo

mercoledì 22 giugno 2016

Quando la bellezza costringe a scrivere: "Con l'Armenia nel cuore" di Fernando Da Re, cicloviaggiatore

Lo abbiamo incontrato di persona - finalmente - in occasione de Il Bicicletterario in Festa, lo scorso 14 maggio, a Scauri.
In compagnia di un amico, ha attraversato l'Italia, da Verona fino a noi. In bicicletta, ovviamente.
Proprio dove il mito fa iniziare le terre del sole quasi perenne, ha incontrato tanta di quella pioggia - e temperature non certo primaverili - da poter mettere in dubbio seriamente i fondamenti di quella leggenda.
Lo abbiamo visto arrivare adeguatamente bardato, ma non ha nascosto la difficoltà incontrata nel coprire le ultime decine di chilometri che lo separavano dalla meta finale. E, narrate da lui, non ci sono parse di sicuro esagerazioni: è un cicloviaggiatore, uno che di chilometri - a centinaia, anzi: migliaia - e di pedali ne sa qualcosa.

Lui è Fernando Da Re, autore antologizzato su "Ruote tra le righe", volume-raccolta della seconda edizione de Il Bicicletterario - Parole in Bicicletta, con il racconto "Il sole, la bici, l'amore", ma - soprattutto - è il protagonista di viaggi in bicicletta che lo hanno portato molto lontano, geograficamente e culturalmente, da noi. Due in particolare hanno dato vita ad altrettanti libri, densi di umanità ed emozioni.

"Mi sono ritrovato a scrivere quasi costretto dalle mie esperienze di viaggio", ci ha raccontato sul palco delle premiazioni, "Ero abituato ad annotare piccoli appunti, delle brevi istantanee, a volte fatte soltanto di un riferimento che potesse, a esperienza terminata, riportare alla mente le sensazioni provate. Durante il viaggio in Armenia, invece, la spinta a raccontare è stata così forte che mi sono dovuto 'inventare' scrittore: una pulsione che non riusciva più ad essere soddisfatta da poche righe affidate a supporti di fortuna. Avevo bisogno di condividerne le emozioni, e sentivo come il dovere di farlo nel miglior modo che mi potesse riuscire".

Così è nato "Con l'Armenia nel cuore - Racconto di viaggio in bicicletta" (Oragiovane, 2013), un 'diario poetico' coinvolgente, perché è anche commovente in molti dei suoi passaggi. Il titolo non poteva essere più appropriato: è proprio dal cuore che sgorgano queste parole nate pedalando sul tratto armeno dell'antica Via della Seta, attraversando con la forza delle proprie gambe paesaggi a volte dolci, ma spesso duri e aspri, pur nella vastità della loro bellezza.
Per avere una piccola idea di quale bellezza si parli, bisogna guardare le fotografie di cui è corredato il volume (tutte molto suggestive) ma soprattutto bisogna immaginare di ammirare quanto vi è ritratto dal sellino di una bicicletta, scivolando sul paesaggio con gli occhi dell'autore, di pagina in pagina, fino alla meta finale.
Lungo il percorso, una bellezza ancora più profonda e preziosa si manifesta come un dono: l'umanità che si incontra, le persone: dalla bambina tra i pastori all'autista del pullman, alla  famiglia che apre le porte della propria casa per offrirla ad una inusuale coppia di sconosciuti che si muovono su due ruote.
Fernando Da Re a Il Bicicletterario in Festa 2016
Tutto appare incontaminato, anche l'ospitalità. Una terra ed un popolo che ti parlano con sincerità, con le proprie vite semplici e dure, difficili ma anche gioiose. Tradizioni che hanno resistito al genocidio e città che conservano una cultura granitica come le possenti mura di castelli, fortificazioni e perfino chiese monumentali che vi si incontrano, testimonianza del vasto regno che l'Armenia un tempo fu, esteso dai confini orientali della Cappadocia al Mediterraneo, sino alle coste del Mar Caspio e del Mar Nero.
Un diario che non è soltanto cronaca, va molto oltre, portandoci a contatto con l'essenza di un popolo, con la sua storia e il suo garbato orgoglio: e ci ritroviamo a condividere le riflessioni dell'autore, a volte innescate improvvisamente da uno sorcio o una scena intravisti  oppure gentilmente stimolate dalle parole di una piccola abitante di quei luoghi lontani ed affascinanti.

 A rendere ancor più prezioso il volume, la prefazione - molto bella -  di Pietro Kuciukian, attivista e saggista italiano, figlio di un sopravvissuto al terribile genocidio di inizio ‘900 e oggi Console onorario della Repubblica di Armenia (il libro è anche corredato da fotografie, mappa e descrizione dei luoghi visitati, cosa che lo rende adatto come guida).

Non si può cogliere tanta umanità senza averne già nel cuore, come disposizione d'animo. Il racconto, infatti, indirettamente ci offre anche il ritratto di un uomo di grande sensibilità, attento a quelle piccole grandi cose che spesso celano significati profondi, gli stessi che il mito del progresso sfrenato occulta dietro la frenesia che soffoca i luoghi delle nostre vite.
Non è un caso che viaggi in bicicletta. 

Per acquistare il volume "Con l'Armenia nel cuore":
http://conlarmenianelcuore.it/acquista_il_libro.php 

Chi è l'autore
Nato a Legnago, Fernando Da Re, ha imparato ad amare le "Basse Veronesi" percorrendole con la bicicletta ereditata dal padre. La sua passione per la fotografia (i suoi scatti compaiono anche in una guida turistica della città di Verona, dove risiede) lo ha portato, in seguito, in giro per il mondo in compagnia della sua inseparabile dueruote, redigendo piacevolissimi diari di viaggio, romantici e pungenti, che affida ai siti www.ciaobici.it e www.aforismidiviaggio.it, letti da migliaia di visitatori. Collabora con l'associazione Amici della Bicicletta Fiab di Verona e con AIIC Associazione Il Cicloviaggiatore. “Con l’Armenia nel Cuore” è il suo primo impegno da scrittore-viaggiatore, al quale farà seguito, nel 2015 Georgia e Svaneti, gamarjoba, per Dalmograf Editore.
Per il blog de Il Bicicletterario ha scritto il piccolo racconto di Natale "Bici tra le stelle" e ha partecipato alla seconda edizione del Premio Letterario con il racconto "Il sole, la bici, l'amore", ottenendo la menzione antologica.
Con la poesia che pedala dentro un cuore innamorato della bicicletta accompagna i lettori lungo i percorsi oggetto dei suoi cicloviaggi “con occhi curiosi da bambino e un cuore saggio”.

mercoledì 8 giugno 2016

BicicletterAfter: Il Bicicletterario in Festa fa il bis, sabato 18 giugno 2016


BicicletterAfter: un mese dopo, il Bicicletterario in Festa si ripropone con la ripresa delle mostre tematiche sulla bicicletta collegate al primo e unico premio letterario dedicato alla bici.

A mo' di recupero di quanto il maltempo ha impedito nella giornata del 14 maggio scorso, il Co.S.Mo.S. organizza un allestimento ad hoc che comprenderà la mostra-mercato di artigianato con linee tematiche, la mostra d'arte e quella fotografica legata al concorso Scattofisso, anch'esse tematiche, e naturalmente un'esposizione di bici vintage, strane, custom, autocostruite o semplicemente belle.

Gli organizzatori saranno presenti con uno stand informativo e materiali vari riguardanti Il Bicicletterario.
Saranno con noi anche Amnesty International Formia e Greenpeace Italia Napoli.
Non mancherà neppure Libriciclando, l'ormai rinomata libreria a pedali di Enzo Pizza.

Nel pomeriggio si procederà alla consegna degli attestati di partecipazione ai bambini e ragazzi delle scuole che non hanno potuto presenziare alle premiazioni de "Il Bicicletterarioin Festa". E non mancherà la musica, ovviamente!

Di nuovo, quindi, una giornata dedicata alla bicicletta, con tante cose interessanti e divertimento per tutti, tra letteratura, arte, fotografia, artigianato e spettacolo.

Veniteci a trovare numerosi, nel viale antistante il Pub Lo Scoglio, proprio a ridosso di Monte D'Oro e della scogliera di Scauri, in uno scenario suggestivo e mozzafiato.
Il BicicletterAfter vi aspetta!

venerdì 3 giugno 2016

Dall’incontro con Marco Pastonesi fino al Napoli Bike Festival passando per Il Bicicletterario in Festa: breve cronaca di un evento in crescita.



 

La giornata del 14 maggio 2016 ha segnato la chiusura della seconda edizione de Il Bicicletterario – Parole in bicicletta, primo ed unico premio letterario dedicato alla bicicletta, in Italia e nel mondo.

Ha però avuto un’anteprima ed un’appendice in due date altrettanto importanti.



Mercoledì 11 Maggio, infatti, presso La Tintarella, sul lungomare di Scauri, si è tenuto l’incontro “Storie, storielle e storiacce del Giro (d’Italia)”, con il giornalista e scrittore Marco Pastonesi, firma storica della Gazzetta dello Sport, ex giocatore di rugby di serie A e B ed esperto di ciclismo (non solo sportivo) e del Giro d’Italia, di cui ha seguito ben 14 edizioni e attualmente la quindicesima per Caterpillar-Radio2 RAI.

L’evento era incluso nell’iniziativa “Libri nel Giro” a cura della Biblioteca della Bicicletta“Lucos Cozza”, fondata da Fernanda Pessolano, anche lei presente all’incontro. Le date di questa iniziativa sono abbinate con le tappe del Giro d’Italia, e Scauri ha rappresentato un’eccezione in virtù della presenza de Il Bicicletterario, qui ideato e cresciuto.

Il pubblico presente è rimasto letteralmente affascinato dalle storie e dalla capacità narrativa di Pastonesi, che ha deliziato gli astanti con il suo modo sincero e ‘letterario’ di raccontare quanto del Giro d’Italia resta fuori dai resoconti ufficiali, quello dei gregari o degli ultimi. Aneddoti, episodi, stranezze e straordinarietà di corridori sconosciuti perché del Giro, in fondo, attraverso i media, al grande pubblico arrivano soltanto i nomi e le gesta dei protagonisti principali.

Un’ora o poco più di chiacchierata, allietata anche dalle chitarre blueseggianti di Antonio di Ciaccio e Lorenzo Di Russo: interessante, divertente, umana.

Fernanda Pessolano ha ufficialmente chiesto di inserire l’Antologia de Il Bicicletterario II edizione nei premi che saranno assegnati a varie biblioteche Italiane a conclusione di “Libri nel Giro”: e così, a Marco Pastonesi ne sono state consegnate 6 copie, fresche di stampa, di cui una sarà custodita dalla Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza.

Non si poteva chiedere di meglio “Aspettando Il Bicicletterario in Festa”, che sarebbe arrivato di lì a pochi giorni.



Dopo due interi giorni di allestimento, sabato 14 maggio 2016, presso l’Arena Mallozzi sul lungomare di Scauri, si è quindi svolto l’evento Il Bicicletterario in Festa.

L’inganno del timido sole apparso nella primissima mattinata non poteva certo far presagire che la giornata sarebbe stata probabilmente la più piovosa e burrascosa da qualche mese a questa parte, pur tra le altalenanti condizioni meteo che hanno contraddistinto questa primavera.

La pioggia violenta abbattutasi sul litorale ha costretto a ridimensionare l’area dei festeggiamenti che si è vista privata degli stands del mercatino dell’artigianato tematico, impossibili da allestire sotto il nubifragio, pur con la presenza dei numerosi gazebo già montati dal giorno precedente.

Provvidenziale per la tenuta dell’organizzazione è stata anche la previsione di una tensostruttura, che è riuscita a ‘salvare’ dall’alluvione la restante parte dell’allestimento, palco compreso.



Alle 11:00 era previsto l’incontro con il fantasiologo Massimo Gerardo Carrese, per il quale circa 150 bambini con pullmans appositi stavano per recarsi all’Arena: le condizioni meteo hanno scoraggiato gli accompagnatori dal portarli sul posto, ma, in extremis, grazie all’interessamento di un’insegnante, le Scuole Medie di Marina di Minturno hanno messo a disposizione l’aula magna in modo da poter comunque svolgere l’incontro, che ha avuto un grande successo, non soltanto tra i più piccoli.



I preparativi per le premiazioni, in Arena, non si sono fermati, e pian piano, numerose persone, rigorosamente munite di ombrello ed abbigliate abbastanza fuori stagione, hanno cominciato a riempire la zona antistante il palco, che ha in poco tempo registrato il pieno.

Con pochissimo giustificato ritardo rispetto ai tempi previsti, la Milizia deiFolli ha dato inizio alla fase di premiazione delle sezioni dei bambini e dei ragazzi, facendola precedere da una serie di divertentissimi sketches. Gli stessi bravissimi attori-clown, affiancati dal personale del Parco Sospeso di Gianola, hanno premiato i piccoli vincitori, e dato spazio alla lettura di opere di altri giovanissimi autori presenti in antologia, tra i sorrisi e gli applausi generali.



Nel frattempo arrivavano preoccupanti telefonate da Paolo Foschi, lo scrittore e giornalista de Il Corriere della sera, che avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro “Omicidio al Giro”: a causa del forte maltempo la sua auto è rimasta bloccata a più riprese nel tentativo di raggiungere Scauri da Roma, fino a che, passate abbondantemente le 18.00, ha dovuto desistere.




Si è proseguito quindi con le premiazioni delle sezioni poesia e narrativa degli adulti, condotte con simpatia e professionalità da Marianna Chianese, alla presenza della giuria quasi al completo: Guido Rubino di cyclinside.it, Luca Simeone del Napoli Bike Festival, Gisella Calabrese di Visioni Corte Film Festival, Vincenzo Sparagna, direttore di Frigidaire e del Nuovo Male, Massimo Gerardo Carrese, fantasiologo, Alfonso Artone, scrittore, associazione Aquadro, Irene Sparagna di Edizioni Stravagario, Cristina e Luisa Di Pastena, rispettivamente archeologa e membro del Co.S.Mo.S. Presente anche la madrina del Premio Letterario, la poeta Rossella Tempesta, che ha presentato e recitato la poesia vincitrice, “Le operaie sulla bicicletta”, di Paolo Polvani.

Numerose le letture, affidate agli autori stessi e a Bianca Paola Leone e Lorenzo Ciufo, dell’associazione Amici del Libro. Sotto gli occhi di un pubblico attento e partecipe sono sfilati sul palco via via gli autori delle poesie e dei racconti, questi ultimi accompagnati da brani musicali appositamente selezionati per le diverse letture, con la regia di Gianpaolo Battaglia.



Nel mezzo, si è altresì svolta la premiazione del Concorso Fotografico “Scattofisso”, a cura di Luigi Grieco di Image Studio, in rappresentanza del Fiof i cui giudici si sono occupati della selezione dei quattro vincitori. In questo ambito è stato presentato il calendario ufficiale de Il Bicicletterario per il 2017, sul quale sono inseriti gli scatti selezionati. Un riconoscimento ufficiale è andato anche a Luca De Siena, talentuoso fotografo autore della foto-immagine de Il Bicicletterario 2016.



Molto interessanti gli interventi di Francesco Casoli di TrikeGo (Rho, Milano), e Mario Schiano, dell’omonima storica casa produttrice di biciclette, entrambi partners ufficiali de Il Bicicletterario 2016, i quali hanno anche rinnovato l’intenzione di appoggiare l’iniziativa per il futuro, con grande entusiasmo.



Dopo la lettura integrale del racconto di Sara Galeotti, “Bologna”, che si è aggiudicato il primo posto nella sezione specifica, e la premiazione dell’autrice da parte di Vincenzo Sparagna, la presentatrice ha chiamato sul palco Marilisa D’Angiò, l’illustratrice che, come il fumettista Rocco Lombardi, ha donato una sua tavola esclusiva le cui riproduzioni limitate, numerate e autografate sono andate in premio ai vincitori delle sezioni per i più giovani; infine è stata la volta di Serena Ventrella, attrice e doppiatrice, voce dello spot ufficiale del premio, e Dafni Scotese, videomaker, che lo ha realizzato.

In chiusura Serena Ventrella si è generosamente esibita in uno spot ‘live’ per l’edizione 2017 de Il Bicicletterario.



Mentre i giurati e premiati erano ospiti a cena dell’organizzazione e dello staff del Pub Lo Scoglio, si allestiva il palco per il concerto conclusivo dei BlueStuff, che, come sempre, si sono prodotti in una performance memorabile, entusiasmando il pubblico al ritmo del loro genuino e viscerale blues a contaminazione partenopea.



Incredibilmente, date le avverse condizioni meteorologiche, l’even
to ha riscosso un grande successo di pubblico, con la presenza di autori giunti da ogni angolo d’Italia, ai quali si rinnova l’invito a venirci a trovare, magari in un fine settimana soleggiato, per meglio apprezzare le bellezze del nostro territorio.



A fare da ‘appendice’ alle celebrazioni della premiazione, Il Bicicletterario è stato ospite, in qualità di partner ufficiale, al Napoli Bike Festival, esattamente una settimana dopo, sabato 21 maggio: in quell’occasione, ad alcuni autori in concorso, la direzione del Festival ha assegnato un premio speciale. Durante le visita del Sindaco di Napoli, De Magistris, allo stand del Co.S.Mo.S., lo staff ha donato, dalla Biblioteca Comunale del capoluogo, i due volumi antologici (prima e seconda edizione) che raccolgono i migliori inediti di questi due anni, consegnandoli al primo cittadino.

Una giornata ricca di incontri e soddisfazioni, tra bici di ogni tipo e dibattiti sulla ciclabilità, il tutto coronato da una splendida giornata di sole, quel sole che, anche mancando, non ha impedito a Il Bicicletterario in Festa di essere un successo.



Un ringraziamento corale e sentito va a tutti i partecipanti al premio letterario (oltre 400 da tutta Italia e dall’estero) e a quanti con il loro appoggio e contributo hanno reso possibile la seconda edizione de Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta.







Link all’albo dei vincitori e delle menzioni speciali e/o antologiche de Il Bicicletterario 2016 e di Scattofisso 2016:



mercoledì 18 maggio 2016

Ecco l'Albo Ufficiale de Il Bicicletterario e di Scattofisso, edizioni 2016

Elenco ufficiale dei premiati e delle menzioni speciali e antologiche, suddivisi per sezioni di appartenenza, relativo alla II edizione de "Il Bicicletterario - Parole in Bicicletta" e autori premiati per la I edizione del Premio Internazionale di Fotografia "Scattofisso", ad esso abbinato.

E' possibile scaricare l'albo in formato pdf qui.
Di seguito l'anteprima in formato jpeg di ogni sua pagina.
E' altresì possibile trovare l'albo in una pagina permanente di questo sito.

Chiunque fosse interessato ad avere una copia dell'antologia 2016, dal titolo "Ruote tra le righe",  può mettersi in contatto con la segreteria del premio all'indirizzo e-mail bicicletterario@gmail.com





sabato 7 maggio 2016

In esclusiva per Il Bicicletterario, l'intervista a Massimo Gerardo Carrese, fantasiologo e membro della giuria 2016

Un'ora dopo dall'apertura de IL BICICLETTERARIO IN FESTA, e cioè quando scoccheranno le ore 11.00 di sabato 14 maggio 2016, nell'Arena Mallozzi di Scauri, sotto la suggestiva tensostruttura allestita per l'occasione, saranno la fantasia e l'immaginazione ad essere le protagoniste di un interessantissimo incontro con Massimo Gerardo Carresefantasiologo, inventore di giochi e di percorsi interdisciplinari, saggista, musicista, fondatore del “Panassurdismo”, poeta onomaturgo e ludorimico, conduce sul tema della fantasia (facoltà del possibile) e dell’immaginazione (facoltà dell’azione) cicli di conferenze, formazione, lezioni in ambito universitario, scolastico e sociale sul territorio nazionale ed estero. Oltre ad essere tutto questo e altro, è anche uno degli autorevoli giurati de Il Bicicletterario edizione 2016.
Non ama concedere interviste: ci risulta infatti che l'ultima rilasciata risalga al 2007. Ha però accettato di farlo per noi de Il Bicicletterario, e questo ci rende orgogliosi oltre che onorati. Una piacevole conversazione, che ci consente di entrare in questo mondo - quello della fantasia e dell'immaginazione - che, in fondo ci appartiene in modo naturale ma spesso dimenticato.


Fantasiologia: che cos’è?
Un percorso interdisciplinare interessato alle storie e caratteristiche della fantasia e dell’immaginazione nel vivere quotidiano, nella dimensione irreale e nelle discipline umanistiche, scientifiche, ludiche e artistiche. Si rivolge a tutti: curiosi, docenti, studenti, bambini, giovani, anziani. Per quanto insolito possa sembrare, la fantasia, l’immaginazione, la creatività si studiano, e da tempo: a esse si sono dedicati Platone, Aristotele, Dante, Antonio Ludovico Muratori e, più recentemente, Edmund Husserl, Bruno Munari, Italo Calvino, Gianni Rodari, per citare alcuni nomi. Filosofi, artisti e letterati ma anche psicologi, scienziati…e non solo uomini: in passato erano principalmente loro ad accedere agli studi ma la fantasiologia è anche donna e non solo un genere femminile nella forma grammaticale. Ai tempi, senza tuttavia escludere casi contemporanei, si credeva che fossero soprattutto gli uomini a possedere le qualità associate ora all’immaginazione ora alla fantasia. Le donne, spesso tra pregiudizi e ostacoli, hanno svolto e svolgono un ruolo decisivo nella storia dell’umanità, in vari ambiti e discipline e molti sarebbero i nomi da citare: Elefantide, Nadia Campana, Rosalind Franklin, Nina Simone, Elena Cattaneo, Tina Modotti, Melanie Klein, per esempio. Gli studi, giochi e ricerche condotti dalle donne, al pari di quelli degli uomini, contribuiscono a sviluppare l’inimmaginabilità, intesa soprattutto come la straordinarietà di un evento possibile. Il doverlo ricordare, ancora, oltre a raccontarci qualcosa sull’uguaglianza dei generi ci rivela aspetti del nostro immaginario collettivo. La fantasiologia si occupa anche di questioni sociali, del modo in cui le opinioni precostituite si scontrano con l’esperienza e la conoscenza diretta. Non è una disciplina nel senso tradizionale del termine piuttosto un modo di esplorare le due facoltà: fantasia e immaginazione (la creatività è per me un’abilità ma tralascio di approfondirla in questa intervista). Per quanto mi riguarda, cerco di procedere nell’esplorazione con dimostrazioni pratiche, esercizi, riflessioni, riferimenti bibliografici, analisi e organizzazione dati provenienti da ricerche sul campo, allo scopo di dare un riscontro alle mie idee e a quelle degli altri. Non disdegno gli aspetti legati al vissuto, cioè a esperienze non sempre traducibili in dati ma preferisco discutere soprattutto con evidenze alla mano e con esempi pratici per capire come agiscono la fantasia e l’immaginazione e in quali modi condizionano l’individuo e la collettività. Tra i tanti ambiti che la fantasiologia coinvolge, mi piace approfondire i temi della fantasia e dell'immaginazione legati alla Linguistica (studio del Linguaggio e della Lingua umana) e ai Giochi di parole (importanza scientifica e ricreativa del Gioco; possibilità ludiche, percettive e potenziali della Parola).

Qual è la differenza per te tra ‘fantasia’ e ‘immaginazione’?
È difficile spiegarlo in breve e solo a parole perché la fantasia e l’immaginazione si praticano, soprattutto. A grandi linee. L’immaginazione è la facoltà dell’azione, essa mette in movimento (in azione) le immagini che conserviamo nella nostra memoria e tali movimenti attivano relazioni vicine o lontane dallo stimolo di partenza. Relazioni logiche o bizzarre, dipende dal nostro progetto o grado di spensieratezza. L’immaginazione si accende da un’immagine, anche mentale cioè non proveniente necessariamente da uno stimolo esterno immediato. Così, un’immagine (che cosa sia un’immagine ancora oggi non è chiaro) entra in contatto con altre immagini che si collegano ad altre immagini e così via: l’azione, e la durata dell’azione, sono determinate dalla nostra curiosità, conoscenza e cultura di appartenenza. Ogni immagine è percepita dall’individuo in modo diverso: si vede con il cervello, non con gli occhi. La fantasia, invece, anziché muoversi per azione tra le immagini cerca dentro l’immagine, guarda nell’immagine, e lo fa per trovare in essa una possibilità, un’ipotesi, un potenziale. La fantasia è la facoltà del possibile, nel senso di intuizione (in-dentro e tuèri-guardare): le immagini (ogni singola immagine) della mente sono aperte per guardarci dentro, per ri-cercare al loro interno il potenziale. Quello che troviamo (si trova sempre qualcosa!) dipende solo da noi. Le immagini possono essere aperte in modo logico o illogico e, come per l’immaginazione, si correlano in base al nostro vissuto, conoscenza, cultura, finalità. Le immagini, in azione e quelle possibili, sono necessarie e inevitabili tanto per un progetto sociale quanto per una fantasticheria individuale. La fantasia guarda dentro, in profondità, il che non vuol dire complessità e originalità. L’immaginazione guarda fuori, in superficie, il che non vuol dire superficialità o riproduzione. In generale, l’immaginazione gioca con le immagini; la fantasia gioca nell’immagine. Da un altro punto di vista: l’immaginazione è attratta dal significato cioè dal concetto che veste un segno; la fantasia dal significante cioè dalla forma che denota un concetto. L’immaginazione e la fantasia non sono per me facoltà distinte (né sinonimi) ma complementari: entrambe giocano con l’immagine ma lo sguardo che rivolgono all’immagine è diverso. Azione e possibilità avvengono in veloce successione e non sempre è possibile identificarle in sequenza: mentre guardo in un’immagine faccio anche un’azione, e viceversa. Una creazione è sempre un risultato d’insieme, fatto di azione e possibilità. È difficile dire se avvenga prima l’azione o la possibilità: da una ricerca sul campo condotta qualche tempo fa verificai che l’immaginazione, per come sin qui intesa, è la facoltà che viviamo con maggiore spontaneità ed è quella che pratichiamo per prima perché lo stimolo-immagine si lega con rapidità alla nostra esperienza-memoria. Invece, sentiamo come più complessa la ricerca della possibilità perché ci apre a strade a noi sconosciute o poco esplorate. 

Perché secondo te è importante studiare la fantasia e l’immaginazione?
Perché conoscerle e praticarle ci riporta a noi, a come siamo, alle nostre azioni e possibilità. Rispetto al passato, oggi abbiamo della fantasia e dell’immaginazione una conoscenza più approfondita da un punto di vista tecnico grazie al ricorso a vari tipi di strumentazioni, come la risonanza magnetica, e a specifici esperimenti e ricerche sul campo. Ciononostante, qualcosa continua a sfuggirci, il che è un bene perché ci stimola a fare meglio e a cercare di più ma spesso facciamo dell’approssimazione la regola. Fantasia e immaginazione sono più complesse di come impiegate nel linguaggio comune: frequentemente usate come sinonimi, nonostante le storie etimologiche e sociali delle due parole; descritte come qualità esclusive dei bambini; molte volte indicate solo come attività ricreative, di svago e di evasione dal circostante. Eppure c’è dell’altro, tanto altro e per intuirlo vi invito ad aprire un dizionario di filosofia alle voci “fantasia” e “immaginazione” per scoprirne aspetti sconosciuti o provate a chiedere alle persone: «Che cosa pensate della fantasia e che cosa dell’immaginazione? Per voi sono sinonimi?». La gran parte vi risponderà che i due termini racchiudono concetti diversi e proporranno motivazioni varie ma la cosa importante è che sono le stesse persone che fino a poco prima usavano le due parole come sinonimi e senza badare troppo al significato e al senso (e sono loro stessi a raccontarvelo!). Quando siamo chiamati a pensare alla differenza tra fantasia e immaginazione, anche con esempi, emergono sfumature, complessità di sensi e di significati che ci mettono dinanzi all’evidenza di quanto siamo approssimativi nel nostro vivere quotidiano. Questo è un aspetto che dimostro con esempi pratici durante i miei incontri ma il discorso vale per molti altri punti della nostra vita, non solo per quelli linguistici. Se poi l’approssimazione ci soddisfa ed è sufficiente al nostro benessere giornaliero e sapere, questo è un altro discorso. Nell’uso quotidiano, descriviamo la fantasia e l’immaginazione vicine a un mondo astratto, le valutiamo con vaghezza attribuendo a esse qualità utili solo a evadere dalla realtà circostante (ma che cos’è la realtà?), per allontanarci da ogni forma di concretezza, e raramente guardiamo a esse come a facoltà della mente che formano e condizionano ogni singolo aspetto del nostro modo di pensare, di sentire, di vivere, di concepire e costruire (o distruggere!) il mondo in cui viviamo. Tutti abbiamo fantasia, immaginazione, creatività. In forme diverse ma le diversità sono da intendersi come unicità: siamo diversi perché unici. Noi decidiamo come giocare con l’immagine, su che cosa concentrarci, se giocare più con l’azione e meno con il possibile, se fare solo poche relazioni o addentrarci a lungo in una o più immagini. Immaginazione e fantasia: l’una non esiste senza l’altra. Entrambe alimentano la conoscenza e la curiosità, ci permettono di creare cose nuove o di ri-creare percorsi già noti. A tal proposito: il nostro atteggiamento è spesso accomodante (parassitario, in molti casi) ed è molto più semplice ricevere/usare le azioni e le possibilità che arrivano dagli altri anziché ricercare il nostro sguardo e metterci in gioco. Fantasia, immaginazione, creatività ci dicono chi siamo e come siamo: compongono il mondo in cui viviamo, quello concreto e quello astratto, quello pubblico e quello privato. Dell’immaginazione e della fantasia, ne studio e ricerco le storie e le caratteristiche e ne divulgo gli aspetti in performance interattive a scuola, università e a tutti i livelli sociali.

Performance interattive?
Sì, le persone che partecipano ai miei incontri non ascoltano monologhi ma intervengono attivamente ai temi che espongo e che di volta in volta nascono dalla discussione, che spesso dura anche diverse ore. È durante l’interazione che accolgo e propongo esercizi, riflessioni, critiche, riferimenti bibliografici, dimostrazioni pratiche - che coinvolgono anche il corpo -, dati provenienti da ricerche su fantasia e immaginazione. È con l’interazione che si rafforzano la curiosità e la conoscenza. Agli incontri fantasiologici ci si confronta insieme. Performance vuol dire realizzazione di un evento che implica una forma di imprevedibilità, data dalla reazione delle persone e dal fatto che seguo un canovaccio. Non so mai bene quali sembianze assumerà l’incontro, che dipende in tutto dai partecipanti - e tra i partecipanti ci sono anch’io. Interattivo vuol dire stimolare al massimo con attività il coinvolgimento di chi partecipa alla performance. Qual è il mio scopo? Alimentare il dubbio, nel senso del verso dantesco «non men che saver, dubbiar m’aggrata» (Inferno XI, 93). M’impegno molto affinché le persone tornino a casa e sui luoghi di lavoro con più dubbi possibili perché il dubbio è sempre positivo: implica domande, incoraggia discussioni, tende a ricercare risposte, le quali aprono a nuovi dubbi. Il dubbio è per me una certezza: fonte primaria della curiosità, privilegio della conoscenza. Il dubbio di cui parlo è quello che nasce da un’analisi dati, che viene fuori da dimostrazioni pratiche, da esercizi, riflessioni, silenzi.

Qual è il ruolo del fantasiologo?
Io non insegno “fantasia e immaginazione”, né insegno come diventare creativi. Io educo alla fantasia, all’immaginazione, alla creatività. Nel senso etimologico di educare: conduco fuori quello che è già dentro in ognuno, non con una regola (metodo) data una volta per tutte ma con uno sguardo che si riflette con il luogo in cui siamo, con chi siamo in un dato momento, con il nostro progetto di vita o di lavoro…attraverso il gioco viene fuori quello che siamo. Da fantasiologo, provo a far sguardare le persone, con attenzione e interesse, con tutti i sensi e in tutti i sensi. Sguardare è parola rafforzata, forma poetica antica per guardare

E la bici? Quanto è fantasiologica per te?
Negli ultimi tempi riesco ad andare poco in bicicletta ma per me resta un mezzo fantasiologico davvero speciale perché penso in un altro modo quando sono in sella. In bici ho un coinvolgimento sensoriale esclusivo con me stesso.

Un esempio di azione e possibilità con la bicicletta?
Mi viene da pensare a un esempio di tipo linguistico-visivo, certamente non l’unico praticabile. In questo caso, il mio approccio è di tipo linguistico e penso alla parola “bicicletta” che si lega in me a immagini (azioni) precise e sensate perché vedo la mia bicicletta… poi la persona incontrata tempo fa durante l’ultima pedalata… poi a quando forai, a quella volta che pioveva… a quando m’inseguiva un cane…. La mia immaginazione passa da un’immagine all’altra, in maniera logica, una logica soggettiva. La mia immaginazione con la parola “bicicletta”, in questo momento, non mi stupisce perché si compone di azioni che definirei normali - ho cercato di appuntare le immagini per come accadevano nella mia mente. A rileggerle non trovo nulla di straordinario ma se avessi continuato, forse sarei arrivato a qualche relazione bizzarra e stimolante. Vediamo che cosa accade con la fantasia. Resto nella dimensione linguistica e mi chiedo che cosa mi fa venire in mente la parola “bicicletta” non come significato ma come significante (questa non è l’unica via per sondare il possibile!), osservo dunque le lettere di cui si compone la parola. Inizio a disegnare, faccio vari tentativi di ricerca figurativa usando solo le lettere di “bicicletta”. Dopo varie prove…ecco, posso affermare che per me la “bicicletta” è tutte le cose dette prima ma anche una persona con un ciuffo alla Elvis Presley che saluta da dietro la finestra. Per quanto appena dichiarato, penso alle vostre reazioni e mi appunto le seguenti opzioni: a) mi credete sulla parola b) mi guardate con sospetto quando dico che per me la “bicicletta” è una persona con un ciuffo alla
Elvis che saluta da dietro la finestra, non scherzo! c) mi guardate con sospetto quando dico che per me la parola “bicicletta” è anche una persona con un ciuffo alla Elvis che saluta da dietro la finestra, non scherzo! d) mi credete con riserva, cioè almeno fino a quando non vi dimostro quanto detto, una dimostrazione soddisfacente per entrambe le parti. I punti c) e d) sono quelli che preferisco. Anche e dimostrazione sono le parole chiave del mio lavoro. Nell’esempio ho ideato una dimostrazione visiva che al momento è soddisfacente solo per me perché non posso confrontarmi con un’altra persona ma unicamente con quanto realizzato. Il disegno creato è un gioco fantasiologico che chiamo “ortinto segno”. Quello in figura è il tipo alla Elvis, fatto di sole lettere della parola “bicicletta”. Questa immagine è il mio potenziale (non l’unico!) che risiede nella parola “bicicletta”. Sulle quattro opzioni prima indicate ci sarebbero molte cose da dire perché in esse rientrano temi come il senso comune, la creatività, la follia, l’immaginario collettivo, la cultura di appartenenza, il pregiudizio. N.B. Un altro esempio linguistico-visivo di fantasia è anche disegnare con le lettere della parola “bicicletta” proprio una bicicletta ma questo è un esercizio fantasiologico che lascio a voi.

Quale motivazione ti ha spinto ad accettare l’incarico di giurato per Il Bicicletterario 2016?

La curiosità di leggere la vita delle persone in relazione alla bicicletta.

Sappiamo della tua passione per gli anagrammi (in ambito enigmistico il tuo pseudonimo è Algernon). Ci regali un anagramma sulla bici per salutare i partecipanti e lettori?

Vi rivolgo una domanda, in forma d’anagramma: «MA VOI DE IL BICICLETTERARIO = …VEDIAMO… ABOLIRETE TRICICLI?»